Benvenuto nel Laboratorio Mallet
Il 16 dicembre 1857 alle ore 22:15 circa un terremoto devastò una vasta area della Basilicata e una parte della Campania: in particolare furono colpite l'attuale provincia di Potenza e la zona centro-orientale di quella di Salerno. I danni più gravi furono risentiti nelle zone montuose, in particolare nella vallata dell'Agri e del Vallo di Diano. Negli attuali comuni di Montemurro, Grumento Nova (allora Saponara), Viggiano, Tito, Marsico Nuovo e Polla si ebbe il maggior numero di morti. Per effetto di questa scossa e delle numerose repliche anche distruttive che seguirono, più di 180 località, comprese in un'area di oltre 20.000 km2, subirono danni gravissimi al patrimonio edilizio, tanto da rendere inagibili gran parte delle case. Entro quest'area, più di 30 centri subirono danni disastrosi: interi paesi e villaggi sparsi su una superficie di 3.150 km2 furono rasi al suolo.
Complessivamente vi furono 3.313 case crollate e 2.786 pericolanti e inabitabili. Ufficialmente persero la vita complessivamente circa 11.000 persone di cui 1.200 nella sola provincia di Salerno e circa 9.800 in quella di Potenza. Stime ufficiose riferirono di un totale di 19.000 morti.
L'ingegnere irlandese Robert Mallet fu testimone e straordinario "cronista scientifico" degli effetti di questo terremoto. Il 27 gennaio 1858, forte di una sovvenzione di 150 sterline dalla Royal Society di Londra, Mallet partì dall'Inghilterra per effettuare delle ricerche nelle rovine dei paesi montuosi della Basilicata.
Nei mesi di febbraio e marzo 1858 egli intraprese una missione scientifica nell'area più colpita dal terremoto, stilando uno straordinario diario in cui le osservazioni tecnico-scientifiche non sono separate da quelle descrittive e letterarie. Al suo ritorno in Inghilterra, Mallet elaborò le sue osservazioni in una corposa opera che sottopose in forma manoscritta alla Royal Society di Londra per la pubblicazione. La ricchezza e la novità delle osservazioni, non solo scientifiche, di Mallet impressionarono il mondo accademico londinese che ne appoggiò anche finanziariamente la pubblicazione integrale. Mallet integrò il testo descrittivo e scientifico con un ricco apparato iconografico di 225 incisioni , di cui 80 a colori tratte dall'eccezionale reportage fotografico di Alphonse Bernoud e Grellier nei paesi colpiti dal terremoto. L'opera uscì nel 1862 con il titolo: The Great Neapolitan Earthquake, The First Principles of Observational Seismology. Nel frattempo in italia era caduto il regno dei Borboni e vi era stata l'unificazione del nuovo regno d'Italia, un periodo aspro di conflitti che segnarono profondamente la società del Sud.
L'opera di Mallet da diversi punti di vista rappresenta un "osservatorio" unico sul paesaggio e sui vari aspetti sociali, economici e culturali delle aree colpite dal terremoto del dicembre 1857: il Vallo di Diano, la Val d'Agri e la regione del Vulture.
Mallet, ben consapevole della grande opportunità che il terremoto del 1857 gli aveva offerto per mettere alla prova le sue teorie, sottotitolò la sua opera: The First Principles of Observational Seismology. Con questi primi principi di sismologia osservazionale Mallet dava un nome alla nascente scienza dei terremoti: la sismologia.
La maggior parte del mondo scientifico e di quello degli storici della scienza è concorde nel ritenere questa opera come l'atto di "fondazione" della sismologia come scienza.
