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15-17 Ottobre '07 - Escursione GIGS Val d'Agri

L'Università degli Studi di Napoli Federico II, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e l'Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del CNR (CNR-IMAA) di Tito (Potenza) organizzano con il contributo dell'Università della Basilicata di Potenza un incontro di tre giorni in Val d'Agri, in occasione del 150° anniversario del terremoto della Basilicata del 16 Dicembre 1857. Questo incontro ha lo scopo di discutere sul terreno le evidenze di tettonica attiva e i diversi modelli di sismogenesi.

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Abstract

Italiano

Il terremoto del 1857 ha colpito una grande area dell'Italia meridionale, e ha avuto come zona epicentrale proprio l'alta Val d'Agri, uno dei più grandi bacini intramontani quaternari dell'Appennino meridionale. Gli effetti del terremoto furno studiati dall'ingegnere irlandese Robert Mallet, e furono da lui descritti in un rapporto che è considerato un lavoro fondamentale per lo sviluppo della moderna sismologia [Mallet, R., 1862. The great Neapolitan earthquake of 1857. The first principles of observational seismology. Chapman and Hill (Publ.), London].

Nonostante la forza del terremoto (M~7) che lo classifica come uno dei più energetici del catalogo storico italiano, esiste tuttoggi un vivace dibattito nella comunità scientifica a riguardo della localizzazione e geometria della faglia sorgente. Tale dibattito travalica la mera identificazione della sorgente sismogenetica responsabile del devastante terremoto del 1857, ma riguarda anche i modelli evolutivi e cinematici della tettonica quaternaria dell'intera regione.

L'incontro di tre giorni sarà organizzato con un primo giorno di discussione introduttiva ai temi in esame, seguito da due giorni di escursione: il primo dedicato al versante orientale della valle e il secondo a quello occidentale. Durante quest'ultima giornata saranno presentati gli ultimi risultati di uno studio multidisciplinare incentrato sul sistema di faglie dei Monti della Maddalena.

Lo scopo è quello di far incontrare ricercatori e studenti con formazioni diverse per mostrare gli studi multidisciplinari intrappresi e per discutere dell'evoluzione del bacino dell'alta Val d'Agri dal maggior numero di punti di vista possibile.

English

The year 2007 is the 150 anniversary of the Great Neapolitan Earthquake which on 16 December 1857 struck a vast region of the Southern Italy and was centred in the Val d’Agri (Agri River valley), one of the largest basins of the Apennines mountain chain. The earthquake effects were promptly studied by Robert Mallett, an Irish engineer who published an extensive report considered a landmark in the modern Seismology [Mallet, R., 1862. The great Neapolitan earthquake of 1857. The first principles of observational seismology. Chapman and Hill (Publ.), London].

Although this earthquake is one of the largest (M~7) in the national seismic catalogue, the location and geometry of the causative fault are object of a warm debate which has blazed in the last years within the scientific community. The quèrelle is not limited to the identification of the seismogenic sources in the Val d’Agri area but, obviously, imbues models of the Quaternary tectonic evolution of the area.

Taking the occasion of this recurrence, the Università degli Studi di Napoli Federico II, the Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) and the Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del CNR (CNR-IMAA) in Tito (Potenza), with the contribution of the Università della Basilicata at Potenza, have promoted a three-day meeting in the Val d’Agri with the aim of discussing field evidences and models for active tectonics in the area.

We will spend the first day in introducing and discussing the next two days field-trip, devoted to the eastern and the western shoulders of the high reach of the basin, respectively.

The purpose is to bring scientists with a broad range of expertise all together for showing results on multidisciplinary researches carried out in the area, in order to approach the active tectonics of the Val d’Agri from as different and wide angles as possible.

We hope a multidisciplinary approach involving extensive geological, geomorphological and geophysical studies of active faulting will help shed light on the particularly difficult case of the Val d’Agri and, more in general, to active deformation in the Southern Apennines.

 

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